Questo pomeriggio ho subito qualcosa come un vero e proprio risveglio dei sensi, in fattispecie della mia intelligenza e dello zelo che credevo andato perduto non so bene come.
Ed eccomi qui, con la musica sparata a mille nelle orecchie, nel disperato tentativo di focalizzare quella che posso solo chiamare una rivelazione quasi mistica, con la speranza di immortalare per sempre questa sensazione di energia che mi ha fulminato.
In questi ultimi tempi mi accorgo sempre di più di essere spossata, debole, sempre stressata, ma questo principalmente perché non riesco a trovare l’energia per spendere intelligentemente le mie forze nei lavori che devo compiere giornalmente, e principalmente perché il tempo sembra non bastare mai.
E questo pomeriggio, mentre studiavo quell’eccellente e ristretto gruppo di romantici che tanto amava pungolare il prossimo tramite il loro foglietto azzurro, mi ha colto improvvisamente la rivelazione sul perché di tutto questo stress, di tutta questa stanchezza:
mi sto educando, mi stanno educando, all’inettitudine, alla nullafacenza, in poche parole: al più puro stadio di stupidità umana. E c’è voluto un’ora di studio intenso, di studio forzato, per rendermi conto che avevo il cervello ottenebrato da quella cappa di demenziale ignoranza che tanto caratterizza il nostro mondo odierno.
Quando diavolo ho smesso di pensare? O meglio, no.
Che penso lo so, penso anche troppo.
Quando diavolo ho smesso di allenare le mie facoltà mentali? Quando ho smesso di pretendere qualcosa di più dal mio cervello? Quando ho smesso di nutrirlo come merita?
Al momento però poco mi importa del quando (anche se fossero stati cinque minuti, sarebbero cinque minuti di troppo), quanto più del perché.
E scusatemi la tirata universale: ma è colpa della società, delle persone che mi circondano e del mondo in generale, oltre che dell'indole umana di lasciarsi influenzare, checchessia quello che si dice di contrario.
Prima ho parlato di educazione e di tale si tratta.
Ci stanno educando ad essere scemi, non c’è altro da dire.
Meno uno pensa, più facile è che non creerà problemi, insubordinazioni, o peggio ancora: ideali.
Come ci starebbero educando? Programmi idioti, passatempi idioti, lavori così meccanizzati che vengono svolti meglio da macchine vere e proprie, doveri imposti e così inutili a volte che fanno accapponare la pelle
Ma complice è anche l’idea malsana che quello che sappiamo sia sufficiente, perché tanto è sempre di più di quello che sanno gli altri.
Ma soprattutto anche per quello schifo che si chiama pigrizia: uno ha BISOGNO di dormire fino a tardi, ha BISOGNO del suo programma in tivù, ha BISOGNO del pomeriggio libero per spendere soldi, ha BISOGNO di occuparsi la testa con cazzate varie che non gliela fanno usare per niente. Si, siamo tutti fottutamente presi da questi bisogni, assolutamente convinti che non possiamo farne a meno, che non c’è nulla che valga la pena per cui rinunciare ad essi.
Ma del BISOGNO di crearsi una cultura, del BISOGNO di leggere, di fare musica, di discorrere e tutto il resto non si parla mai. No, quelle cose sono opzionali e secondarie. Tutto quello che potenzialmente potrebbe fare al nostro cervello viene ritenuto solo un peso, una perdita di tempo.
Perché studiare? Tanto è inutile.
Perché leggere un libro? Tanto c’è la tivù.
Perché scrivere un diario? Tanto ci sono i forum.
Basta, BASTA rubarsi il tempo, basta credere alle scuse facili.
Basta dilettarsi in cose inutili, basta credere nelle false priorità.
E dire che tutte queste cose le sappiamo, ma in pratica quando le metteremo?
Io lo facevo o quanto meno ci provavo, e ora mi sono accorta di aver smesso di farlo per troppo tempo, e mi prenderei a ceffoni.
E ora torno a studiare i miei romantici -ci sono voluti loro per farmi scattare di nuovo il cervello, scommetto che da qualche parte sorridono anche da morti- , torno ad educare il mio cervello bisognoso, torno anche ai miei piccoli stupidi doveri, che d’ora in poi cercherò di sbrigare il prima possibile.
Era da mesi che non ero più così felice di aver scelto di fare l’università, anche se… In fondo si sa no? Gli studi umanistici e artistici sono i più inutili al mondo, solo per persone che hanno tempo da perdere e che non avranno mai successo nella vita.
Ci sono luoghi dentro di noi che fanno paura.
Luoghi in cui nessuno dovrebbe mai andare.
(Jacqueline Carey)
Sì, breve breve.
Devo ragionarci su, con calma.
E un po' di colore, per una volta.
Ne ho bisogno.
Così come ho bisogno
che il
sole
ritorni.
Am I ready to turn all this into mere hate?
Maybe not.
E come sempre, tutto ciò che rimane
non è nient'altro che una
canzone.
Can you see me now?
I am myself
Like you somehow
I'll wait up in the dark
For you to speak to me
I'll open up
Release me
Mi fanno male le dita (mano sinistra particolarmente), pure mentre digito queste parole.
Ma devo dire che c’è una sorta di piacere in questo formicolio doloroso.
Significa che sto bene, che sono in forze e che ho tempo di dedicarmi a ciò che amo.
Si, sto bene, sto meglio.
Anche se oggi ho pianto, come a volte accade per quel fantasma particolare che mi tormenta, posso dire che sto bene, anzi potrei osare dire molto di più.
Credo di aver ripreso a camminare e forse, finalmente, sto lasciando alle spalle quella stupida buca in cui ero sprofondata.
È bello alzarsi al mattino, sollevare le tapparelle e semplicemente sorridere incontro alla giornata.
Era una sensazione di pace, di equilibrio, che mi era mancata tanto.
E malgrado quello che altri possano pensare della musica che ascolto, del nero che porto, degli occhi lucidi da tutte le emozioni che provo: sono ok.
Per quante altre buche ci saranno in futuro, questa sicurezza oramai è mia, ed è la mia forza più grande. Sono giusta così come sono e non cambierei quanto c’è alla base di me stessa.
Ben lungi dall’essere perfetta, ma se posso dire alla mia immagine riflessa nello specchio “ti voglio bene”, allora credetemi: ci sono sufficienti ragioni per amarmi.
But you really need to listen to me
Because I'm telling you the truth
I mean this, I'm okay!
(Trust Me)
Sei diventato uno dei miei fantasmi.
E credo non mi abbandonerai mai.
Oggi ho pianto per te, finalmente, quel pianto dirotto che tanto aspettavo, che tanto reclamavo, quel pianto che avrebbe dovuto finalmente farmi sentire normale.
È giunto oggi, solo oggi.
Inaspettatamente, un clic, quella frase.
“E anche a carnevale ci scappa il morto”.
È andato in pezzi qualcosa, dentro di me, leggendo quelle parole e leggendo quelle frasi così vuote, così fredde.
Tu non eri freddo, eri una delle persone più buone che avessi mai conosciuto, e non smetterò mai di dirlo.
Ti meritavi di meglio, ti meriti di meglio.
Ma a nessuno importa, nessuno se ne accorge.
Solo un’altra notizia di cronaca nera, sui cui fare i soliti quattro commenti superficiali.
È andato in pezzi qualcosa, dentro di me, il giorno in cui sei morto.
Oggi ho scoperto quanto quei pezzi stiano ancora lacerando il mio cuore e la mia anima.
Non posso e non voglio farmene una ragione.
Vivo la mia vita, perché va vissuta, perché la amo, ma non mi scorderò mai della tua tragedia.
MAI.
Perché le ferite più profonde lasciano cicatrici che fanno male anche se guarite, orribili a vedersi, ma così umane.
E preferisco essere deturpata dalla mia sofferenza, che un pallido manichino incapace di sillabare la parola “dolore”.
Mi manchi Damiano -mi manca la semplice sicurezza di saperti vivo-, e se manchi così tanto a me, quanto devi mancare a tutte quelle persone che ti erano più vicine?
Hai lasciato il vuoto dietro di te e c’è chi annega.
Tento di nuotare, ma oggi, oggi ho solo lacrime da spandere, lacrime che ho aspettato troppo, troppo a lungo.
But does anyone notice?
There’s a corpse in this bed…
Dove sono la pazienza e la comprensione?
Fa male essere una spugna per tutti.
E a volte sono veramente stanca.
A volte avrei solo bisogno di una spalla su cui piangere,
un orecchio in cui urlare per stare meglio.
Indifferenza.
"Tanto è forte, se la caverà da se".
Rancore.
"Tanto è forte, se la caverà da se".
Egoismo.
"Tanto è forte, se la caverà da se".
Incomprensione.
E su questo fondo mi giro e penso a te, perchè solo dentro di me trovo quell'abbraccio di cui ho bisogno.
Luci e ombre che danzano nella notte, come fiaccole smorte della mia crescente follia.
Sei il mio sogno più bello.
Il più dolce, quello più ricorrente.
Solo tu sai darmi questa sicurezza, questa pace.
Quella certezza di essere amata.
Nella mia mente vedo esattamente la nostra vita insieme, nel mio cuore la sento pulsare, viva.
Come fa un sogno ad essere così reale?
Come puoi essere solo un sogno?
Spiegamelo, perché a volte penso che sto diventando pazza, forse lo sono e basta.
Altrimenti non starei qui ad occhi aperti, a scriverti e parlarti.
Eppure… eppure, sei qui.
Dentro di me, con me, per me.
Mi basta poco per sentire l’odore del muschio e del bosco, per ritrovarmi dietro casa tua (si quella casa, che conosco stanza per stanza!), vicino a quella pozza d’acqua che chiami piscina, godendomi la brezza della primavera e lo spettacolo della tua pelle accaldata.
Giochi con il sole e con le ombre, danzando la tua danza.
Giochi con me, lo vedo quando mi sorridi.
Un gioco dolce, non meschino, che mi farà ridere, che mi farà sentire ansiosa di ricevere finalmente quel bacio che tanto reclamo.
Che mi farà correre invano, perché sempre mi raggiungi.
Sempre.
Mi basta poco per sentire il tuo colore, sdraiati sul tuo divano, a parlare di tutto e niente.
Mi basta poco per vederti chino sulla tua scrivania, mentre io cerco di studiare seduta al tavolo della cucina.
C’è l’odore del caffè appena fatto, il sapore di un bacio rubato all’entrata di casa tua.
Il tuo braccio sulle mie spalle,
la tua mano nella mia,
i tuoi occhi blu mare nei miei,
la sincerità del tuo volto,
quell’angolo della tua bocca quando sorridi.
Le mie dita sul tuo tatuaggio, le mie labbra sui tuoi capelli.
Io che volo ridendo, perché ti fa sorridere troppo il fatto che io sia così piccola.
So tutto di te e ancora mi sorprendi.
Forse sono pazza, ma tu sei il mio sogno più bello.
Io sono qui,
tu dove sei?
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